A cura della Fondazione Milano Policroma
Testo di Riccardo Tammaro
In piazzale Lodi, trafficata rotonda sita in un punto nevralgico
della città, sorgono alcuni edifici di un certo rilievo
storico ed architettonico.
Ad esempio, il palazzo che ospita il cinema Maestoso (già Cinema
Italia) risale agli anni '30, ed è tuttora visibile l'insegna,
risalente a parecchi decenni fa, di quella che per molti anni fu la
caffetteria, bottiglieria e perfino pasticceria annessa al cinema stesso.
Questo edificio ci ricorda il periodo in cui non era raro trovare
cinematografi di un certo livello anche in quartieri non propriamente
centrali.
L'elegante edificio sito tra la via Sannio ed il Corso Lodi, invece,
risale ai primi decenni del secolo ventesimo, ma fu bombardato e
semidistrutto durante la seconda guerra mondiale; ciononostante,
la ricostruzione di quanto era stato distrutto ci consente ancor oggi
di ammirare l'elegante facciata adorna di colonne e lesene, nonchè
la curiosa testa di animale (probabilmente un lupo) sita sopra il portone.
Dal punto di vista storico non c'è però dubbio
sul fatto che il palazzo più significativo sia quello sito
tra i due precedenti, e noto con più nomi, tutti equivalenti:
"il Tecnomasio", "la Brown Boveri", "T.I.B.B.", come riportato nel
nome della fermata di metropolitana adiacente; tutti nomi che
richiamano un tempo che fu, in quanto i passaggi di proprietà
li hanno cancellati, tranne che nella memoria della gente, che in
questi due articoli intendiamo rinfrescare.
La ditta "Tecnomasio Italiano", officina di ottica e di meccanica di
precisione, fu fondata a Milano nel 1863 da Luigi Longoni, dottore in
matematica, ingegnere civile e meccanico, insegnante nel Politecnico di
Milano, da Carlo Dell'Acqua, ingegnere meccanico e costruttore di strumenti
e dal celebre ottico e topografo Maggiore Ignazio Porro, docente anch'egli
presso il neonato Politecnico di Milano, che presto si ritirò fondando la
Officina Filotecnica (in seguito Filotecnica Salmoiraghi).
Il nome derivava dall'unione di due parole greche: il sostantivo τεχνη (scienza,
capacità) e il verbo μανθανω (cercare di sapere, interrogare, indagare);
il primo direttore
della ditta fu Luigi Longoni; a quell'epoca, lo stabilimento si trovava
in via Pace.
Nel 1871, a soli ventiquattro anni di età e ad appena un anno
dalla sua assunzione, ne diventò direttore l'ingegnere Bartolomeo Cabella,
uno dei primi laureati al Politecnico di Milano (nel 1868 in ingegneria
civile e nel 1869 in ingegneria industriale).
Sotto la direzione di Cabella, la ditta si trasformò da stimata
produttrice di strumenti di precisione (una copia del catalogo del 1865
è conservata presso la "Bertarelli") in protagonista dell'industria
elettromeccanica nazionale (tanto per fare un esempio, il "Tecnomasio
Italiano" realizzò l'intero impianto per la distribuzione dell'energia
elettrica per le Esposizioni Riunite di Milano del 1894).
Ma proprio quando, nel pieno della sua espansione, la ditta stava pensando
di cercare un terreno in altra parte della città (le officine di via
Pace avevano raggiunto l'ampiezza massima: 8400 metri quadrati), l'avvento
della corrente alternata in luogo della corrente continua causò
una crisi, che portò alla fusione con la società svizzera
"Brown Boveri". Fu così che il 15 novembre 1903 nasceva a Milano il
"Tecnomasio Italiano Brown Boveri", anche noto come T.I.B.B. (la sigla citata
all'inizio dell'articolo).
Dopo una prima fase di assestamento, venne ripresa la ricerca di un
terreno adatto a costruire un nuovo stabilimento, e la scelta cadde su un'area
di più di quarantamila metri quadrati, fuori Porta Romana, in una zona che
"era possibile raccordare con un binario alla vicina stazione merci"; la stazione,
inutile dirlo, era quella di Porta Romana.
Nel prossimo articolo esamineremo la storia del Tecnomasio nella sua nuova sede.